#FUMETTI BLASETTI… IL GRAPHIC NOVEL ADESSO HA IL SUO FINALE!

Tutto il tempo del mondo è un romanzo a fumetti che ho scritto e disegnato dal 2017 al 2019, diviso in due volumi o parti.

Ho voluto omaggiare il mio film preferito in assoluto: Ritorno al futuro e l’ho voluto “farcire” di easter eggs (riferimenti letterari, fumettistici, musicali, cinematografici, iconici) degli anni ’90 e anche 2000.

E’ formato da 4 capitoli dove si narra la vicenda di un boss mafioso molto anziano e senza eredi ( poiché il suo unico figlio non accetta la criminalità) che vuole tornare indietro nel tempo per scambiare la mente con una persona piu’ giovane.

Vuole tornare nel 1992, anno delle stragi di mafia, anno in cui “Cosa nostra” era all’apice del “successo” in Italia e all’estero.

La scienziata Catia, moglie non per scelta del boss, crea il progetto Delorean che permette di tornare indietro nel tempo solo con la mente per finire nel corpo di un ignaro abitante del passato, che a sua volta, finisce nel futuro, ovvero uno scambio di corpi e menti totale.

Viene scelto uno schermo televisivo, un lettore DVD e uno spot pubblicitario degli anni ’90 per la realizzazione pratica del piano.

Con una reazione nucleare adeguata e massiccia è possibile effettuare lo scambio delle menti e, anche grazie ad una soluzione iniettata prima del viaggio del tempo, si può definitivamente cancellare la mente del corpo ospitante.

I piani malvagi di conquista nel passato da parte del boss Cremenzio Spina, vengono ostacolati dalla R.A.M. ( Ribellione o rivoluzione anti-mafia), un gruppo che si ribella al potere che la MAFIA ha nel 2177.

A capo di questi ribelli c’è Franz.

Franz finirà, rubando insieme al prete Byron 1 lo schermo TV e il lettore con dentro già una sfera di plutonio per un viaggio, nel 1992 e cercherà di salvare il giudice Giovanni Falcone dall’attentato di mafia di quell’anno.

Ci riuscirà?

Se Falcone verrà salvato, la storia cambierà e la mafia non sarà più al potere nel futuro?

Non vi resta che scoprirlo in questo graphic novel pieno di pazze idee fantascientifiche e di humor grottesco dal titolo TUTTO IL TEMPO DEL MONDO.

Suddiviso in due volumi:

PRIMA PARTE uscita nel novembre del 2018.

SECONDA PARTE uscita nel giugno del 2019.

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Saluti.

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Dal trono di spade al trono di panna

Sono passati 9 anni dalla prima volta che la vidi.

Era una serie fantasy, di quelle di ambientazione medievale, con le battaglie e sangue e morte, al cinema si era appena conclusa la saga del Signore degli anelli e la mancanza di una certa epicità cominciava a farsi sentire.

Ed ecco che arriva questa nuova serie targata HBO (che hanno un bel po’ di soldini per produrre belle cose).

La serie TV era tratta da una serie di libri di un certo Martin, un grassottello nerd sempre berrettato.

Tradotto era “Gioco di troni” ma venne cambiato in un più efficace “Trono di spade (IL)” e la prima stagione fu favolosa, tanto che vi partecipò e morì nel giro di 10 puntate, nella parte di NED STARK, il grande Sean Bean (Boromir del Signore degli anelli) che comunque era abituato un tantino alle morti, visto che nei films precedenti , non riusciva mai a rimanere vivo (a parte Silent Hill).

Ogni puntata del “Il trono di spade” era un continuo sorprendersi e meravigliarsi per ciò che accadeva.

E così per una, due, tre, quattro, perfino 6 stagioni.

Dopo una cinquantina di puntate circa, il filo della trama era ancora bello teso e tra sesso, morte e vino si andava avanti alla grande… cin cin.

Poi qualcosa si ruppe, dopo che il buon cicciottello Martin ( l’autore letterario del tutto) si dimenticò di continuare a scrivere e inventava scuse su scuse per non finire questi benedetti 7 libri (come i sette regni di Westeros).

Gli sceneggiatori della serie allora dovettero mettere le mani su ciò che non avevamo più ma solo su ciò che era successo nelle puntate precedenti.

Senza il buon Martin dietro, con la solidità delle sue trame, qualcosa venne meno nella storia.

Il sesso e la violenza sparirono, le tragedie familiari un po’ diminuirono, le morti a sorpresa pure e tutto filava troppo didascalico verso una fine che non era scritta da uno scrittore e che si doveva concludere… purtroppo non dal suo autore…. ma da due beceri sceneggiatori, forse nemmeno dei più bravi, che hanno dovuto accelerare il finale e distruggere così l’ottava stagione, cioè l’ultima.

Arrivare così alla fine fu cosa deleteria per la storia.

Per carità, il tutto girato bene, da cinema, begli effetti, belli i draghi, belle inquadrature…

Però è sembrato un compitino per chiudere le cose lasciate in sospeso (quelle più importanti secondo loro) e lasciarne altre a morire là, dopo aver intessuto in passato sotto trame che andavano in altre direzioni interessanti.

L’ottava stagione di GAMES OF THRONES ( titolo originale per originale errore), come direbbe il buon Ugo Fantozzi, “è una cagata pazzesca”.

Ma intendiamoci, è girata benissimo, puntatone di 80 minuti l’una (solo 6 però, avevano finito i soldi, pare), battaglie (2) memorabili nella storia delle serie TV, ma…

Un grosso MA.

Anzi MAH.

LA storia è semplicistica, volge troppo rapidamente al termine, devono morire almeno 2, 3, 500,000 persone a puntata, perché si deve quagliare, si deve finire e tornare a casa e questo lascia un vuoto nello spettatore secondo me, che era stato abituato troppo bene in passato.

E allora è così che… (no spoiler) ma se non l’avete ancora visto, preparatevi alla delusione…

… perché dopo 9 anni di spettacolo, purtroppo IL TRONO DI SPADE è divenuto IL TRONO DI PANNA e pare di aver tirato lo sciacquone su anni di capolavori.

Tutta colpa di quel cicciottello nerd di Martin che ancora deve scrivere il suo finale!

Festa? Ma per chi?

La festa, quella segnata in rosso nel calendario.

Esiste ancora?

Se esiste, per chi?

Per una élite di persone scelte a caso?

Dipende da che lavoro fai… e se fai l’addetto alle vendite come me, non c’è festa che tenga, non c’è rosso segnato sul calendario, c’è solo fatturato aziendale e gente che, non avendo altro da fare (?) viene nei negozi a perdere tempo o addirittura a comprare.

Ma hai tanto bisogno della lavatrice o del frigo o del TV il giorno di pasquetta ad esempio?

O il 25 aprile?

Il primo maggio?

Il primo maggio è la festa dei lavoratori e non si dovrebbe lavorare, invece…

… e c’è gente SENZA rispetto che viene pure a scassarti i maroni nel centro commerciale sempre aperto, h 24 fra un po’.

Fate l’amore, non comprate niente quando è festa, su.

Fate fare festa anche a chi lavora nel commercio.

La TV, la lavatrice, il frigo, il giorno dopo che non è festa, son sempre lì per voi eh.

Chiudiamo di più i negozi quando non serve e passeggiamo insieme nella natura, che poca ne è rimasta, godiamocela allora.

Buona pasquetta gente.

Attendendo la fine di un’era: AVENGERS ENDGAME.

Piu’ di 10 anni sono passati e in tutti i film del MCU (Marvel cinematic universe) c’era sempre un suo cameo.

Il cameo di colui che ha dato il via alla più immaginifica e fighissima serie di fumetti a sfondo super-eroistico del Mondo: Stan Lee.

Ora non c’è più, il buon Stan, ma per altri due o tre film qualche apparizione, magari in digitale, gliela faranno fare sicuramente.

La tecnologia è arrivata a livelli assurdi e gli effetti speciali della Marvel sono i migliori da sempre… guardate quanto è giovane il quasi settantenne Samuel L. Jackson in Captain Marvel e mi direte.

Tutte le gemme son venute al pettine, anzi al guanto di Thanos e ora dall’ultimo capitolo dei vendicatori (ENDGAME) ci si attende la rivalsa, la vendetta, il ritorno dei super eroi e di mezzo Mondo che è sparito, è morto, si è volatilizzato.

Cosa accadrà?

Non sono di quelli che fanno teorie e che analizzano per filo e per segno… voglio solo farvi partecipe della grande attesa che c’è per l’ultimo e definitivo capitolo della fase 4 del MCU.

Manca poco più di un mese e dal trailer (abbastanza camuffato e con scene che non saranno proprio nel film) si capisce poco o niente.

Solo che sarà una stra- figata assurda e farà in modo che la DC si vergogni a far film negli anni a venire.

Beccatevi il trailer (in alto).

Il collezionista di fumetti presenta (7): Se un altro me prende il sopravvento?

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Negli anni ’60 erano storie in bianco e nero.

Negli anni ’80 erano a colori ma sempre più strane e inquietanti.

Erano storie ( tandandandan daaaann) AI CONFINI DELLA REALTA’.

Oggi, nel XXI secolo le chiamiamo storie alla Black Mirror, nota serie inglese di genere vario che tratta storie fuori dall’ordinario, io le definisco di genere “fantastico” che poi non è altro che “una storia dove un elemento fantastico appunto e quindi soprannaturale, strano, differente, inquietante, diverso, entra a contatto con la realtà e la sconvolge, ne rompe gli equilibri”.

Sono storie dai tratti “magici” che mi hanno sempre accompagnato da piccolo e che adoro leggere ancora adesso.

Il graphic novel di cui parlerò oggi è di un autore francese, qui alla sua terza opera, ma esordiente in Italia: Timothè Le Boucher e il titolo è “I GIORNI CHE SCOMPAIONO”.

Sono quasi 200 pagine che partono subito fiondandoci in un problema che prima sembra di poco conto: la mancanza di un giorno della propria vita, poi man mano che si avanti, quel giorno raddoppia, poi diventano settimane, mesi, anni e poi…

La trama è più o meno questa: Lubin è un ragazzo come tanti (in Francia), di giorno è un commesso e di sera è un acrobata in una piccola compagnia teatrale amatoriale. La sua esistenza, dopo una brutta caduta durante le prove di uno spettacolo, che sembra non aver avuto conseguenze ma forse sì, viene sconvolta quando si accorge che si sveglia solo un giorno su due. Un’altra personalità, molto diversa dalla sua, vive metà del suo tempo. Cerca di comunicare con il suo alter ego ma alla fine si rende conto che l’altro sé sta prendendo il controllo della sua vita. Una domanda allora inizia a spaventarlo: quanto tempo gli resta prima di scomparire del tutto?

Ottimamente disegnata, stile francese molto pulito, tipica della linea chiara della bande dessinee, la storia ti prende dalla prima all’ultima pagina e speri che le cose si possano risolvere per il meglio per il protagonista, fai il tifo per lui, affinché riprenda in mano la sua vita, affinché un giorno si svegli e non siano passati anni, persi nella personalità dell’altro se stesso.

Una storia ben costruita sulla crisi d’identità, sul chi vogliamo essere e su chi vorremmo essere, una storia inquietante e da cui trarre diverse riflessioni, una storia (tandandandan dan daaannn) AI CONFINI DELLA REALTA’.

Consiglio di leggerla.

Voto 9.

I GIORNI CHE SCOMPAIONO – Bao publishing – colore – 21,00 €

 

Ultimo e non primo, secondo come un ultimo qualsiasi… opinioni semi serie su Sanremo 2019.

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Ultimo arriva secondo, Il Volo prende il volo e giunge terzo e primo arriva il “ragazzo” Mahmood.

Si potrebbe riassumere così il podio del 69esimo festival di Sanremo che si è concluso qualche giorno fa.

Il festival era andato giù liscio con poche eclatanti polemiche , a parte le pasticchette rosa di Achille Lauro.

Poi ULTIMO, COL COLPO DI CODA FINALE MANDA A FANCULO TUTTI, giornalisti e giurie di qualità, incazzandosi poiché col televoto sarebbe arrivato primo a scapito dell’italo egiziano al 100% Alessandro Mamhood di Milano.

Quest’anno il festival di Baglioni (al bis dopo l’ottimo ascolto dell’anno precedente) ci ha proposto 24 cantanti e gruppi (una marea…trasmissione di 5 ore e più) di cui la metà erano degli emeriti sconosciuti o conosciuti ad un ristretto numero di persone.

Va bene, ci sta cambiare il format ogni tanto…

… mi ricordo ci provò la Ventura qualche anno fa, ma allora erano tutti giovani che non avevano mai fatto nulla e infatti dopo quella esperienza sono spariti per sempre.

Un certo Danny Losito, l’ho rivisto da poco in un ristorante dalla mie parti che mangiava pesce e non lo ha riconosciuto nessuno… io sì ma perché ho una buona memoria fotografica.

In questo 2019 i cantanti avevano una età media di 37 anni (tanti direte voi… beh l’età la alzavano la Bertè dai capelli turchini, il predator Patti Pravo e l’ex caschetto d’oro D’Angelo) e tutti i generi erano rappresentati.

Le polemiche son state sterili, poca carne al fuoco per esagerare… la polemica sulla canzone dedicata all’ecstasy di Achille Lauro è in effetti poca cosa e Staffelli di Striscia la notizia ha rotto abbastanza il cazzo col suo tapiro, come tutta Striscia che a volte è veramente odiosa e senza senso.

Poi per ultimo arriva ULTIMO che l’anno scorso arriva primo e quest’anno secondo, ma mai ultimo ed è un peccato, perché per come si è comportato meriterebbe di esserlo, ultimo.

A parte offendere i giornalisti che ci può stare… ma disertare le trasmissioni, le foto di rito perché non si è vinto il festival mi sa di presuntuoso e di spocchioso, soprattutto da uno che non è nessuno o non lo era fino a due anni fa… poi ha solo 23 anni!

Se fossi negli autori di Sanremo, non lo richiamerei mai più ed “evviva il televoto” che te lo fai a casa tua da solo con la tua famiglia.

L’anno precedente aveva vinto con lo stesso sistema di uniformità tra le giurie e il televoto.

Aveva vinto lui, io preferivo Mircoeilcane invece aveva vinto lui con l’unione dei voti di 3 sistemi.

Quest’anno si lamenta che bisognava usare solo il televoto?

Ma che memoria a breve termine hai, caro Ultimo?

Bah, comunque ha vinto Mahmood, un italiano al 100%, anche se il padre (stronzo che lo ha abbandonato) è egiziano e ci rappresenterà in Israele all’eurovision contest.

In bocca al lupo all’Italia che forse quest’anno ha un ritmo e una marcia in più per vincere.

Chissà.

La Bertè è arrivata quarta e si è incazzata pure lei… a quasi 70 anni voleva un podio, sarà per un’altra vita Loredà.

Il mio buon Danielone Silvestri mi arriva quinto ma mi vince un sacco di premi della critica e non, come il bravo Cristicchi barbuto che mi fa una bella canzone che è una poesia d’amore, un inno allo stare insieme.

Le canzoni alla fine son quasi tutte orecchiabili e se mi rimane in testa la canzone di Achille Lauro, Rolls royce è perché, come dice striscia la notizia, essendo un inno a drogarsi, mi venire voglia di…

… un panino con la nutella, quella sì che è droga.

Bye a tutti.

Le cose importanti

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Il 2019 è iniziato da qualche giorno e molti pensano ai buoni propositi per andare avanti con la speranza di giorni sempre migliori.

IO non sono da meno e chiaramente mi aspetto molto da questo 2019.

Innanzitutto felicità e non a momenti, la vorrei sempre, ogni giorno, partendo dalle piccole cose, godendo di una semplice risata o battuta.

Bisogna essere cazzoni e prendere la vita con humour.

A volte può far male sparare cazzate per tutto il tempo, ma, se ci pensate,  aiuta a superare i momenti out della nostra vita, quindi IO cerco di farlo… fatelo anche voi se riuscite (spero di sì).

Divertirmi è il secondo buon proposito.

Al di fuori dai propositi per l’anno appena cominciato comunque c’è la salute.

Bisogna pensare al proprio corpo, al fisico, non bisogna lasciarlo sbattere contro l’iceberg e non bisogna aspettare che si affondi.

Pensate alla salute e poi vedrete che l’umore si adeguerà ad ogni miglioramento.

Curatevi e amatevi.

L’amore e la salute.

Questo dà la felicità che poi è l’unica cosa che ci fa andare avanti.

 

Babbo natale quest’anno è già arrivato e non vi ha lasciato nemmeno l’avviso che è passato.

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Il titolo sarà sicuramente più lungo del post, ma tant’è…

Come ogni anno, non vediamo l’ora che arrivi Natale e poi finisca l’anno, chè non se ne può più, che “fanculo sto 2018, quand’è che te ne vai…” ecc…

Come ogni anno, cerco di fare dei regali che non siano uguali a quelli degli anni passati e come sempre, alla fine, non ce la fai.

Le passioni son quelle e la nerditudine colpisce e affonda tralasciando la novità.

Fa niente, l’importante è la salute e il calduccio di una casa dove si possa stare con la persona amata.

Quest’anno lo farò da sposato, il primo natale da marito.

Chissà se mia moglie cambia atteggiamento questo Natale?

Spero di no, stiamo insieme da tanto tempo, non penso che una fede al dito cambi la prospettiva.

Comunque ragazzuoli buone feste a tutti, ci si ribecca l’anno prossimo.

Statevi bene e donate qualcosa a chi ne ha bisogno.

Ricordatevi che le feste non sono solo regali per voi e i vostri cari… pensate a chi i cari non ce li ha più o non li ha mai avuti.

Pace e amore, baci a tutti, vi lascio con una song natalizia, che metto in alto così potevate evitare anche di leggere ‘ste quattro righe.

 

 

 

 

Oggi mi sento, today me sent.

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Oggi mi sento romantico.

Come un puffo inseguito da Gargamella.

Oggi mi sento forte.

Come Hellboy senza la sua mano di pietra.

Oggi mi sento vecchio.

Come Memole dolce Memole che va a trovare l’amica sua umana.

Oggi mi sento figo.

Come Jar Jar Bings o come cavolo si scrive.

Oggi mi sento i Nirvana.

Come Kurt Cobain che se li ascoltava pure lui, dal vivo, mentre cantava.

Oggi mi sento in vena di fare regali.

Come queste quattro cazzate che ho scritto qui sopra.

Oggi mi sento stupido.

E per prepararvi al post di Natale che fra qualche giorno vi donerò, elargisco non-sense.

Stay tuned, people.